In primo piano

SOSPEL (F) - 25 luglio 2014
“A ESTE SOL PEREGRINO!”
Musiche di : Torrejón y Velasco, Juan de Araujo, Cererols, Durango, Rivera, De la Cruz
Il Concento - Luca Franco Ferrari
Cartellone
Vespro della Beata Vergine E-mail
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Claudio Monteverdi
VESPRO DELLA BEATA VERGINE (1610)

Cristofano Malvezzi
SINFONIA I

Claudio Monteverdi
DOMINE AD ADJUVANDUM

Soli, coro e orchestra de
IL CONCENTO ECCLESIASTICO

Luca Franco Ferrari, direttore

(Live: Sospel - 27/07/2011 - Festival Les Baroquiales)

IL CONCENTO ECCLESIASTICO

IN CORNU EVANGELII
Silvia Piccollo, cantus
Renzo Bez, altus
Giovanni Cantarini, tenor
Matteo Armanino, bassus
Marino Lagomarsino, violino
Krishna Nagaraja, violino/viola da brazzo contralto
Massimo Vivaldi, viola da brazzo tenore
Nicola Paoli, violoncino

IN CORNU EPISTOLAE
Elisa Franzetti, cantus
Marina Frandi, altus
Vincenzo Di Donato, tenor
Riccardo Ristori, bassus
Andrea Inghisciano, cornetto
Núria Sanromà Gabàs, cornetto
Fabrizio Cinquetti, cornetto/cornetto tenore
Roberta Pregliasco, trombone contralto
Elina Veronese, trombone tenore
Ian Veronese, trombone basso

IN MEDIO ALTARIS
Luigi Fontana, organo
Elena Cicinskaite, tiorba
Gianni La Marca, viola da gamba
Roberto Massetti, violone

CAPPELLA
Primo Choro
Luisa Bagnoli, cantus
Annalisa Tunesi, altus
Filippo Biolé, tenor
Matteo Guerrieri, bassus
Secondo Choro
Elisa Moretto, cantus
Linda Zunino, altus
Carlo Bavastro, tenor
Gian Maria Patrone, bassus

PUERI CANTORES
Emma Bez, Alessandra Longobardi
Chiara Longobardi, Clara Cavanna

SCHOLA
Matteo Soro, Edoardo Valle
Luca Franco Ferrari, direttore

www.ilconcento.it
www.lesbaroquiales.com

 
19 settembre 2009 E-mail
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Amore e Marte

OTIA SI TOLLAS PERIERE CUPIDINIS ARCUS
Cantata morale a 4, Genova, 1680
Parole di D. Benedetto Pampilio
Musica d’Alessandro Stradella

Prima esecuzione in epoca moderna

Il Concento Ecclesiastico

Interlocutori

Amore Mara Bezzi, soprano
Diana Alessandra Vavasori, mezzo-soprano
Apollo Jacqueline Trebitsch, mezzo-soprano
Marte Daniela Lavagna, contralto

Choro

Cantus I
Luisa Bagnoli, Carlo Bavastro, Luisa Cuneo, Linda Jongeneel
Cantus II
Patrizia Bozzo, Alberto Cerin, Alessandra Secci
Altus
Alessandra Gattino, Raffaella Romano, Federico Wrubl, Linda Zunino

Basso Continuo
Elena Cicinskaite, tiorba
Luca Soattin, chitarra barocca
Nicola Paoli, violoncello
Federico Bagnasco, violone
Roberto Salsedo, clavicembalo

LUCA FRANCO FERRARI, direttore


La fama di Alessandro Stradella è legata forse più agli innumerevoli e romanzeschi intrighi amorosi e scandali dei quali è stato protagonista e all’assassinio avvenuto a Genova nel 1682, che alla sua vasta e altissima produzione musicale. I contributi da lui portati soprattutto all’evoluzione del genere della cantata ne fanno un protagonista indiscusso della scena musicale del Seicento.
Attivo a Roma, dove compone per Cristina di Svezia e per i Colonna, e nelle principali piazze teatrali europee, approda a Venezia, dove la liaison con l’amante del nobile Alvise Contarini lo costringe alla fuga insieme alla ragazza e, forse, anche ad alcuni gioielli sottratti per buonuscita. I due fuggitivi trovano prima riparo dalla vendetta del potente veneziano a Torino, ma qui i sicari del Contarini li raggiungono e tentano di uccidere Stradella davanti al convento nel quale alloggia la giovane.
Cacciato dagli stati sabaudi, dove il suo tentato omicidio provoca un incidente diplomatico, approda finalmente a Genova nel 1678. La sua fama di compositore lo ha preceduto: la nobiltà cittadina non vuol lasciarselo sfuggire, e gli offre vantaggiose condizioni purché rimanga. Subito i suoi protettori gli trovano impiego come maestro sostituto al teatro Falcone, uno dei più attivi sulla scena italiana, dove inizialmente“regge l’orchestra” e aiuta le cantanti.
Ma già la stagione del Carnevale 1678-79 vede rappresentate ben tre opere di Stradella (La forza dell’amor paterno e Trespolo tutore le più note); mentre il cambio di gestione del teatro nella stagione successiva, con la conseguente riduzione di opere nuove, fa sì che Stradella si dedichi maggiormente alle numerose commissioni provenienti dalla nobiltà genovese e dall’esterno per musica da camera e da chiesa.
E’ proprio in questo periodo che scrive la cantata Amore e Marte (“Alle selve agli studi all’armi”) per due soprani, due contralti e basso continuo su testo del cardinale Benedetto Pamphili, celebre letterato e librettista, tra i favoriti di Haendel. Il manoscritto, conservato nella Biblioteca estense di Modena, porta sul frontespizio un motto latino, citazione dai Remedia amoris di Ovidio, “Otia si tollas periere cupidinis arcus”, che riassume la trama del testo.
Apollo, Marte e Diana, dediti interamente alle loro occupazioni preferite, si dichiarano grazie a ciò insensibili ai terribili strali di Amore. Questi, offeso per essere stato deriso e disprezzato, sfida le tre deità e prova a scalfirne la virtù con il veleno dei suoi dardi, ma invano: “dove l’ozio non regna, amore è inerme”: Amore, vinto, cede le armi e riconosce il suo fallimento.
La cantata presenta una successione di recitativi, arie, duetti e terzetti accompagnati dal basso continuo. Le arie, come è consuetudine di Stradella, presentano le più svariate forme coerentemente con la struttura del testo. Troviamo quindi arie “aperte” con forma abb’, qualche aria strofica e soprattutto l’abituale aria col da capo stradelliana (abb’a), dove il da capo è scritto per intero con variazioni e abbellimenti, senza lasciare spazio all’improvvisazione del cantante. Non mancano varietà di affetti e virtuosismi, raffinatezze cameristiche e rimandi agli effetti teatrali più collaudati (come nell’aria d’ira di Amore “Volarò, ferirò”).
Solo due anni dopo la composizione di questa cantata, com’è noto, Stradella concluderà tragicamente la sua esistenza: dopo gli ennesimi intrighi amorosi con le mogli di alcuni patrizi cittadini, verrà accoltellato da un sicario in piazza Banchi a Genova. La fama e la stima delle quali godeva saranno testimoniate dalle centinaia di candele accese e dalle numerose messe in suffragio subito pagate per la sua anima, e dalla degna sepoltura, purtroppo non sopravvissuta al tempo, in una delle chiese più aristocratiche della città.

Luisa Bagnoli


 
5 luglio 2009 E-mail

Canta la Maddalena

Azione musical-teatrale

Musica: Anerio, De’ Cavalieri, Mazzocchi, Rossi, Sabbatini

Testi: Carlo Bavastro



IL CONCENTO ECCLESIASTICO

Personaggi

Maddalena Sarah Nicolucci

L’Angelo/L’Errore Luisa Bagnoli

L’Anima/Eco Linda Jongeneel

Cristo Filippo Biolé

Danzatrice Giselda Ranieri

Coro

Cantus

Patrizia Bozzo, Chiara Garbarino, Alessandra Secci

Altus

Marina MucciRaffaella Romano, Linda Zunino

Tenor

Carlo Bavastro, Marcello Modena, Roberto Torti

Bassus

Alberto Cerin, Riccardo Musenich, Matteo Soro

Basso continuo

Tiorba Elena Cicinskaite

Chitarra barocca Luca Soattin

Violone Federico Bagnasco

Organo Rodolfo Bellatti

Direttore Luca Franco Ferrari

 


Durante tutto il seicento a Roma, come in quasi tutte le altre città italiane di quell’epoca, un decreto papale aveva ordinato la chiusura dei teatri durante il periodo della Quaresima.

Per gli amanti dell’opera e del teatro in genere non rimaneva allora altro da fare che creare rappresentazioni ed esecuzioni del tutto simili al genere profano, ma rese lecite da un contenuto agiografico o comunque di stampo moraleggiante.

E così Giulio Cesare viene sostituito da Sant’Alessio, Semiramide da Maddalena, e così via. Con questo “travestimento spirituale” gli appassionati potevano comunque fruire del loro svago preferito senza incorrere nell’infrazione del divieto ecclesiastico.

Nei vari oratori –luoghi architettonici e simbolici a metà tra il teatro e la chiesa- venivano allestite rappresentazioni di “drammi sacri” la cui musica -per fasto e maestosità- non differiva assolutamente da quella operistica. La lingua utilizzata era l’italiano (e non il latino come sarebbe stato più logico trattandosi di argomento sacro), proprio a sottolinearne una fruizione sì moraleggiante ma del tutto “popolare”.

Durante questi spettacoli le varie composizioni musicali venivano inframezzate da parti recitate, sinfonie strumentali fino ad arrivare anche a vere e proprie danze. Le partiture eseguite a volte erano omogenee per libretto e compositore, altre volte risultanti dalla collaborazione di più mani.

E’ appunto il caso della nostra Azione Sacra, in cui Anerio e Sabbatini danno voce cantata ad alcuni personaggi come l’Errore, l’Angelo e l’Anima che, sostenuti da cori angelici e di anime beate, interloquiscono con Maddalena, unico personaggio al quale invece, per quasi tutta la rappresentazione, vengono affidati monologhi e dialoghi recitati, a voler sottolineare la valenza più “terrena” e drammatica della sua figura.

La scrittura musicale è grandiosa, prevedendo tutti gli stili compositivi più in voga all’epoca. Le voci dei cantanti si cimentano in recitativi, arie a solo ma anche in splendidi duetti e terzetti, dove il virtuosismo vocale raggiunge vette elevatissime. I cori sono trattati con la tecnica policorale, nata a Venezia nel cinquecento e subito diffusasi e perfezionatasi a Roma. L’ascoltatore si trova quindi al centro di un vero e proprio effetto “surround” ante litteram: le compagini corali vengono suddivise in due o più parti e collocate spazialmente in modo da avvolgere chi ascolta da suono proveniente -ora alternato, ora in eco, ora con grandiosa simultaneità- da tutti i lati.

Il risultato è uno spettacolo completo e variegato in cui musica e prosa si mescolano armonicamente conferendo alla figura della Protagonista toni a volte più fastosamente teatrali, a volte di rara e commovente intimità.

L’Ensemble Il Concento Ecclesiastico propone in prima assoluta in epoca moderna la ricostruzione di questo capolavoro –presentato in forma scenica- avvalendosi di solisti, attori, coristi e strumentisti specializzati nel repertorio barocco, concependo il progetto come perfetta cornice alla Maddalena Penitente del Canova esposta a Palazzo Bianco.


 


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